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A Trapani intitolata una strada a Salvatore La Commare, vittima della strage di Alcamo Diramazione del 1943

– Venerdì 4 APRILE 2025 – Da questa mattina, a Trapani, una strada situata nel cuore del centro urbano e già denominata via del Ferro, è intitolata a Salvatore La Commare, vittima della strage avvenuta il 14 luglio 1943 nella stazione di Alcamo Diramazione. La vicenda è raccontata nel libro “La strage di Alcamo Diramazione – 14 luglio 1943”, scritto e pubblicato di recente da Francesco Messina, il quale oggi ha preso parte alla cerimonia di intitolazione (nelle immagini) assieme al sindaco di Alcamo, Domenico Surdi, e al sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, la cui amministrazione ha organizzato il solenne evento in onore di Salvatore La Commare, il cui nome dunque, adesso si aggiunge alla toponomastica del capoluogo provinciale. Al riguardo, il Comune di Alcamo, già da alcuni anni, ha intitolato “via Strage 14 Luglio 1943” la doppia arteria stradale in contrada Sasi, dove sono attivi gli insediamenti per attività produttive.

Il 14 luglio del 1943, di ritorno da Trapani dove lavorava, Salvatore La Commare fu informato che, all’interno della stazione di Alcamo Diramazione, dove lui abitava con la famiglia, sostava un treno merci che era stato bombardato e che una folla di persone, braccianti, passanti e lavoratori del luogo, si aggirava intorno al treno. Erano tutti attratti, infatti, dal cibo caduto dai vagoni. Si era nel pieno della seconda guerra mondiale. Salvatore La Commare si incamminò verso l’interno della stazione per vedere cosa stesse succedendo, nel frattempo una camionetta di Regi Carabinieri si era recata alla stazione e, tra lo stupore e il terrore dei presenti, il comandante decise di fucilare i presunti colpevoli di furto.

Sette uomini furono uccisi, tra cui Salvatore La Commare. Altri furono feriti, trasportati all’ospedale e fuggiti, altri riuscirono a mettersi in salvo nel marasma generale. Pochi giorni dopo, le truppe alleate entrarono ad Alcamo e poi a Trapani, dove la vedova di Salvatore La Commare fece ritorno insieme ai due figli.

Il tragico avvenimento fu messo a tacere, le vittime e i testimoni ebbero terrore di denunciare il fatto. Nel frattempo, il governo fascista fu sostituito dall’Amgot (Governo militare Alleato) e l’episodio cadde nell’oblio. Soltanto a partire dai primi anni Duemila la verità è stata portata a galla.


Come riporta il Comune di Trapani in un riassunto biografico dell’uomo al quale è stato dedicato l’evento commemorativo di questa mattina, Salvatore La Commare nel 1943 aveva quarant’anni ed era un addetto agli acquedotti. Originario di San Marco, frazione di Valderice, abitava a Borgo Annunziata con la famiglia composta dalla moglie e dai due figli. Due suoi fratelli erano morti nella prima guerra mondiale e sono stati insigniti da medaglie al valor militare.
Nella primavera del 1943, i bombardamenti dell’aviazione Alleata non colpirono soltanto il centro storico di Trapani, ma anche le frazioni di Napola, Milo e il Borgo Annunziata, dove in via Argenteria era presente un comando tedesco.
Salvatore La Commare aveva a disposizione ad Alcamo Diramazione un alloggio dato dalla società degli acquedotti e decise di trasferire lì la famiglia per cercare di sottrarla ai rischi dei bombardamenti. Il 14 luglio 1943, di ritorno da Trapani dove aveva svolto di mattina le sue mansioni lavorative, si trovava insieme alla famiglia davanti casa, quando fu salutato da un suo conoscente carrettiere che si era fermato lì per rifornirsi dell’acqua da una fontana pubblica.
Il carrettiere informò Salvatore La Commare che, all’interno della stazione di Alcamo Diramazione, sostava un treno merci che era stato bombardato e aveva notato una piccola folla di persone, braccianti, passanti e lavoratori del luogo, che si aggiravano intorno al treno, attratti dalla enorme quantità di cibo caduta fuori dai vagoni a seguito delle bombe che li avevano colpiti.

Salvatore La Commare si incamminò verso l’interno della stazione per vedere cosa stesse succedendo. Poi la strage, di cui anche lui fu vittima.
Solo nel 2006 il giornalista alcamese Nello Morsellino, nel suo libro “Fra’ Diavolo e le stragi del dopoguerra”, per la prima volta citò questa strage.
Grande emozione provocò la pubblicazione del libro e molte iniziative seguirono, come quella del Comune di Alcamo che decise di intitolare una strada alle vittime, “Via Strage 14 Luglio 1943”.
Nel frattempo il comando dei Carabinieri di Alcamo, che non aveva mai sentito parlare dell’episodio, su iniziativa del comandante istruì un’inchiesta nel Tribunale militare. Grazie a un certosino lavoro di ricerca documentale e al ritrovamento di alcuni testimoni oculari, il procedimento si concluse con l’ottenimento della verità. Il comandante Miraglia fu riconosciuto colpevole di strage e l’inchiesta fu archiviata per morte del reo.

Tutto questo è dettagliatamente descritto nel libro del professore Francesco Messina, “La strage di Alcamo Diramazione 14 luglio 1943”, pubblicato nel 2023 nell’ottantesimo anniversario e presentato già ad Alcamo nel Centro congressi Marconi e a Trapani nel Museo Pepoli.
Francesco Messina, a lungo direttore didattico ad Alcamo e al tempo dei fatti bambino di 10 anni e testimone oculare, ripercorre la storia partendo dalla sua esperienza e dai racconti di alcuni parenti delle vittime, che aveva raccolto negli anni. Ma non si ferma a questo. Viene in possesso anche di documenti ufficiali, come gli atti del procedimento nel Tribunale militare, che certificano, anche da un punto di vista storico e documentale, la verità dei fatti.